Lampedusa, due anni dopo.

Due anni fa avevamo gli occhi lucidi per la commozione e i pugni stretti per la rabbia. Erano 366 i morti a largo di Lampedusa, a 800 metri da una delle spiagge più belle del mediterraneo: l'Isola dei Conigli. La barca prese fuoco, uomini, donne, bambini morirono in attesa dei soccorsi, alcuni furono recuperati giorni dopo a circa 50 m di profondità. I corpi di altre 20 persone circa non sono mai stati ritrovati e quel "circa" sta lì, come un macigno a ricordarci quanto spesso i morti in mare altro non siano che numeri, statistiche. 

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La macchina dello spettacolo e la trappola della assuefazione [banalità sparse e riflessioni sconnesse]

Stamattina mi sono svegliato con un certo distacco per il mondo esterno. Un distacco che aumenta la rabbia, non la affiefolisce. Per una settimana ho visto tutto molto più lentamente e molto più dall'esterno del solito [non ero in vacanza, ma in ospedale per un intervento (per chi non lo sapeva è tutto ok, sto bene)] e ciò mi ha dato una sensazione abbastanza netta, che avevo letto in tanti libri, su cui avevo riflettuto a lungo, ma che non avevo mai capito fino in fondo.
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Il silenzio davanti alle stragi

Quando a scuola studi l'olocausto finisci sempre per chiederti "come è stato possibile? Come è accaduto che davanti a quella strage migliaia di persone rimasero in silenzio, diventando complici?".
Ecco, quando tra un paio di giorni ti sarai scordato del dolore che provi oggi davanti alla strage, quando avrai smesso di pensare a quei settecento morti in mare, quando avrai smesso di pensarci fino alla prossima strage, guardati in faccia, guardiamoci allo specchio, avremo trovato la risposta. 
Le stragi sono frutto dello sfruttamento dei popoli del sud del mondo, delle politiche contro l'immigrazione che favoriscono la tratta, delle mafie che lucrano sulla tratta, ma anche in piccola parte della nostra indifferenza, dei nostri limiti, della nostra incapacità di tenere alta la tensione su quel che accade a migliaia di uomini e donne ogni anno, in mare, nei cie, nelle nostre città come dall'altra parte del mondo.
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#Blockupy in piazza a Francoforte: non un semplice palazzo

La democrazia è stata messa al bando dalle istituzioni europee e nazionali, occupate dalla finanza internazionale e dallo strapotere tedesco.

Non ci sono più palazzi d'inverno e palazzi del potere da prendere, ma oggi siamo a Francoforte perché c'è un palazzo che è un simbolo, vero e concreto, delle politiche di austerità, delle politiche economiche che attanagliano l'Europa affossandola nella recessione e provocando crisi sociale, povertà e disoccupazione di massa.

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Un po' di silenzio, per decenza

Discutiamo della situazione in Libia. Analizziamo il contesto, le possibili soluzioni, apriamo un dibattito vero su come si sconfigge l'ISIS evitando l'escalation di un conflitto globale cui l'Italia è l'occidente contribuiscono da anni con la guerra permanente iniziata nel 2001. 
Però facciamo che ci sono alcune categorie di persone che dovrebbero avere la decenza di tacere:

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Basta morti in mare, lasciamoli morire nel deserto

In Libia il regime di Gheddafi bloccava gran parte delle partenze di migranti recludendoli in lager disumani o abbandonandoli al confine sud, nel deserto, lasciandoli morire di sete, arsi dal sole. Non lo faceva di sua iniziativa, ma per rispettare gli accordi internazionali con l'Europa e in particolare con l'Italia.
Quando Renzi, di fronte all'ennesima grande stage di migranti,dice che "il problema è l'instabilità politica della Libia" si riferisce al fatto che nessuno può garantire quella gestione repressiva e invisibile del fenomeno migratorio che tanto era comoda per gli ipocriti governi europei. Per evitare le morti in mare vogliono farli morire nel deserto.
 
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Spesa per salvare e spesa per uccidere

Dal bilancio dello Stato ben 64 milioni AL GIORNO vanno alle spese militari, per una spesa complessiva di 23 miliardi e mezzo l'anno. Nel 2014 abbiamo speso un milione duecento mila AL GIORNO per la missione in Afghanistan. Per Mare Nostrum – sostituito ora da Triton – si spendevano 150mila euro al giorno più 150mila circa che verrebbero comunque spesi per il mantenimento della flotta.
Quelli che dicono che le operazioni di salvataggio in mare costano troppo potrebbero dirci quanto disposti a spendere per salvare migliaia di vite? Quale sarebbe una cifra accettabile? E perché ci si indigna per quanto (poco) viene stanziato per salvare vite umane e non per quei miliardi spesi per uccidere?

 
 
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#JeSuisGrec la libertà di espressione non serve senza democrazia e autodeterminazione

Poche settimane fa l'Europa era "la patria della la libertà di espressione", così dicevano i potenti del continente riuniti a Parigi per un'enorme manifestazione dopo i fatti di Charlie Hebdo. 

Ma per le élite tecnocratiche e finanziarie, per i garanti di quest'Unione neoliberista, se la libertà di espressione diventa autodeterminazione, se diventa la libertà di un popolo di scegliere, di cambiare democraticamente le politiche economiche e sociali, allora si viene sottoposti ad un attacco violento e brutale. 

In queste ore Merkel, Renzi e Hollande, Draghi, Schäuble, Schulz e i loro alleati nell'Unione delle larghe intese stanno dicendo "there is no alternative", come la Thatcher. Sono avversari, ed è in corso una battaglia che riguarda tutti noi, che riguarda la democrazia e il nostro futuro. #JeSuisGrec

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Grecia: appunti del giorno dopo

Non è semplice il contesto greco, con una democrazia distrutta da anni di diktat, ingerenze e sospensione democratica. Non sarebbe stato semplice per Tsipras governare con la maggioranza assoluta e non lo sarà adesso che per due seggi non ha raggiunto tale traguardo. 

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