Future compact: una proposta per riscrivere l'Europa e redistribuire le ricchezze

Un nuovo ‘patto per la stabilità dei diritti’ per redistribuire le ricchezze. uscire dalla crisi e riprenderci in mano l’Europa! cambiando il presente e conquistando un futuro differente.

Ecco il nostro future pact in 3 mosse!

  • Introdurre subito un reddito minimo pari al 60% del salario mediano nazionale che sostenga il reddito di tutti i cittadini: disoccupati, inoccupati, esodati, lavoratori a rischio povertà.
  • Finanziare un welfare per i giovani che consideri l’insieme dei bisogni materiali come la casa, il lavoro, la maternità, la salute, la formazione continua.
  • Istituire una “Maastricht dell’istruzione” che vincoli gli Stati Membri a destinare annualmente il 8% del Pil al settore dell’istruzione e della ricerca.

“Bravi, ma dove li prendete i soldi? Chi pagherà la stabilità dei diritti?”. La risposta è semplice: tutti coloro che finora hanno beneficiato di un sistema economico fondato su privilegi, disuguaglianze e ingiustizia sociale.

  • I grandi patrimoni e le grandi eredità superiori al milione di euro.
  • I patrimoni confiscati alle mafie.
  • La finanza internazionale, attraverso un aumento della tassa sulla transazioni finanziarie.
  • I profitti delle imprese che non vengono reinvestiti in attività produttive e innovazione 

Ecco cosa andremo a fare in Europa per mettere #primalepersone!

Il 25 maggio riscriviamo l'Europa! Vota l’Altra Europa con Tsipras!

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Riscrivere l'Europa, da sud. Un punto di vista dalla Calabria

Ieri sera ero a Crotone. Un bell'incontro, una discussione appassionata sull'Europa e ancora di più sul futuro, nostro e della sinistra. "Futuro" e "sinistra" sono due parole che devono tornare a essere sinonimi, termini indissolubilmente legati da un'idea di politica come strumento collettivo di trasformazione dell'esistente, l'unico modo per rompere il perenne ricatto delle nostre vite. Add a comment
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LGBTQI: L'Europa delle differenze o quella delle diseguaglianze?

Come candidato alle Elezioni Europee ritengo imprescindibile la battaglia per i diritti della comunità lgbtqi. Innanzitutto perché la lista “L'altra Europa per Tsipras” ha nel suo Dna la questione lgbtqi come tema riguardante l'intera società, e non solo relegato a chi è parte della comunità stessa. In secondo luogo, perché la battaglia per i diritti lgbtqi è sempre stata al centro di vertenze e campagne politiche trasversali nelle organizzazioni studentesche di cui sono stato membro e portavoce. 

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1 maggio: le vecchie idee di Renzi, i nuovi bisogni di noi precari

L'Europa e l'Italia sono attanagliate dalla morsa della disoccupazione, affamata da povertà e precarietà. 

Sono 27 milioni i disoccupati in Europa, 12 milioni i NEET, giovani espulsi da ogni percorso di formazione e lavoro. Tra il 2010 e il 2012 nei paesi mediterranei (Italia, Grecia, Spagna, Portogallo) il salario medio si è ridotto del 6,5%, negli stessi paesi tra il 2011 e il 2012 il numero di diciottenni in percorsi di formazione è diminuito del 3,5%. Add a comment
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Il governo Renzi rottama l'università: ancora tagli agli atenei

Il governo Renzi si è insediato con manovre di palazzo e grandi proclami. Tra questi spiccava senza dubbio il forte richiamo all'Istruzione come priorità di intervento. Abbiamo sentito più volte il premier ripetere "istruzione, istruzione, istruzione" richiamando il motto di Tony Blair "education, education, education". Messo alla prova dei fatti Renzi ha però già smentito se stesso. Add a comment
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I dieci punti di forza della lista l'Altra Europa con Tsipras: "siamo la sola alternativa"

di Luciano Gallino, Barbara Spinelli, Marco Revelli, Guido Viale

«Siamo radicali perché la realtà è radicale» Alexis Tsipras

Quando diciamo che siamo per un’Altra Europa, la vogliamo davvero e non solo a parole. Abbiamo in mente un ordine politico nuovo, perché il vecchio è in frantumi. Non può essere rammendato alla meno peggio. 

In realtà il nostro è l’unico progetto che non si limita a invocare a parole un’altra Europa, ma si propone di cambiarla con politiche che riuniscano quel che è stato disunito e disfatto. Gli altri partiti sono tutti, in realtà, conservatori dello status quo.

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Contrastare la macchina delle lobby in Europa

Le lobby della finanza sono in grado di influenzare i legislatori europei, questa è cosa nota ed evidente fin dallo scoppio della crisi finanziaria nel 2008. Quello che probabilmente non era così chiaro era l'entità dell'influenza che queste lobby esercitano: mettendo in campo 1700 lobbisti e spendendo oltre 120 milioni di euro l'anno, le lobby della finanza esprimono una potenza di fuoco che nessun altro gruppo di pressione, nessun altro attore è in grado di esercitare sulle istituzioni europee. Sono queste le cifre presentate nello studio pubblicato martedì da Corporate Europe Observatory, gruppo no profit che si occupa appunto di svelare gli effetti dell'operato delle lobby sulle politiche dell'Unione Europea.
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220mila firme: raggiunto l'obiettivo, un grande risultato per l'Altra Europa

 

C'è una legge assurda, fatta apposta per impedire a delle liste nuove, estranee al solito panorama politico di presentarsi alle elezioni. Una legge che prevede l'obbligo di raccogliere 150mila firme, 30 mila per collegio, 3mila per regione, indipendentemente dalla popolazione della regione. Presentare la lista L'Altra Europa con Tsipras era ritenuta da tutti una sfida impossibile. Non è stato così. Abbiamo raccolto 220mila firme. Raggiunto l'obiettivo. E ora andiamo a compiere un'altra impresa: reinventare la sinistra, cambiare la politica, costruire un'altra Europa, riconquistare la democrazia.

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Osare più democrazia

di Barbara Spinelli - La democrazia deve cambiare forma e rimpicciolirsi, a causa della crisi? E andando alla sostanza: c’è un tempo per la democrazia e uno per l’economia — come c’è un tempo per piangere e ridere, per demolire e costruire — diversi l’uno dall’altro e concepibili solo in successione?

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Disoccupazione giovanile al 42,3%: metter fine a precarietà e austerity

Ha qualcosa di tanto drammatico quanto surreale il ripetersi costante dei dati ISTAT sulla disoccupazione in Italia. Da anni, e sempre con maggiore intensità i governi si succedono dichiarando “la priorità è il lavoro, dobbiamo contrastare la disoccupazione” e mentre si ostinano a ripetere ciò gonfi di ipocrisia, noi assistiamo a un costante aumento della disoccupazione, aggiornando le tabelle ISTAT con dati sempre più negativi. mentre le misure concrete sul lavoro promesse o non ci sono o quando vengono effettivamente intraprese sono nettamente peggiorative. 

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L'austerity fa scuola: dall'economia della conoscenza all'economia sulla conoscenza

C’era una volta la strategia di Lisbona e l’idea che l’Europa dovesse diventare la più competitiva e dinamica economia della conoscenza entro il 2010. Il terzo millennio era iniziato con promesse ambigue quanto affascinanti, che i movimenti studenteschi hanno sempre affrontato criticamente: da una parte si condivideva la necessità di investire sulla formazione, l'istruzione e la ricerca, in un'ottica di innovazione e internazionalizzazione, dall'altra si criticava l'impostazione dominante eccessivamente economicista, l’idea per cui i saperi si dovessero dovessero piegare sempre e comunque alle esigenze del mercato.

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Perché cancellare il fiscal compact?

C’è una domanda secca che sta alla base del prossimo voto delle elezioni europee: cancellare il fiscal compact. Questo è il punto chiave senza il quale ogni idea di cambio di marcia o di direzione è puro balletto, anzi un dimenarsi sulle sabbie mobili, quelle dell’austerità, che così facendo ti ingoiano ancora più rapidamente.

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