Lampedusa, due anni dopo.

Due anni fa avevamo gli occhi lucidi per la commozione e i pugni stretti per la rabbia. Erano 366 i morti a largo di Lampedusa, a 800 metri da una delle spiagge più belle del mediterraneo: l'Isola dei Conigli. La barca prese fuoco, uomini, donne, bambini morirono in attesa dei soccorsi, alcuni furono recuperati giorni dopo a circa 50 m di profondità. I corpi di altre 20 persone circa non sono mai stati ritrovati e quel "circa" sta lì, come un macigno a ricordarci quanto spesso i morti in mare altro non siano che numeri, statistiche. 

 

Il 18 aprile sono morti nel Canale di Sicilia tra le 700 e le 900 persone, circa. Circa... Ho letto tanto su quella vicenda, eppure non so un solo nome delle vittime di quella strage. 

So però che dopo quel 3 ottobre il governo Letta si impegnò a potenziare Mare Nostrum, so che aveva numerosi limiti e non risponde certo alla nostra idea di accoglienza, ma consentiva di pattugliare il Mediterraneo in lungo e in largo consentendo salvataggi anche in zone distanti dalle nostre coste. Nel teatrino del tira e molla con l'Europa, Mare Nostrum è sparito, sostituito da Triton e dall'obiettivo di difendere le frontiere della fortezza Europa.

È vero. L'Europa potrebbe e dovrebbe fare di più. 

Dicono "costa troppo salvarli tutti, specialmente se deve occuparsene un solo paese". 

● Il bilancio europeo di Triton è di 2.900.000 € al mese. 

● Il bilancio italiano per la difesa è di 80.000.000 € al giorno.

Salvare tutti si può. I soldi ci sono. Ma noi "civili popoli occidentali" preferiamo spendere miliardi per le guerre, piuttosto che qualche milione per salvare chi dalle guerre scappa.

La commozione era tanta due anni fa, tutti urlavano "mai più!" davanti ai microfoni e alle telecamere, in una odiosa gara per mostrarsi il più commossi possibile davanti alle sacche dei morti e alle piccole bare. Eppure nel 2014 sono morti in mare altre 3.419 persone, oltre 2500 nel 2015. E quel "mai più" di due anni fa sa di beffa, specialmente quando lo sentiamo ripetere davanti alle foto del piccolo Aylan sulla spiaggia di Bodrum.

E ogni giorno ho - e non sono il solo - paura dell'assuefazione, terrore di abituarmi al fatto che il mare sia un posto in cui si nuota, si fanno foto, si gioca a racchettoni e muoiono persone. 

Ogni giorno che passa senza che nulla accada per fermare la strage è un giorno in più in cui rischiamo di abituarci al fatto che "se muoiono solo dieci persone in mare è andata bene". 

Non voglio vivere in questa barbarie. Ma soprattutto non voglio che altri muoiano per colpa di questa barbarie.