Michele Emiliano e il reddito di carità

Da anni ci battiamo perché il governo nazionale e gli enti locali introducano misure come il reddito minimo o di cittadinanza, per ridurre le diseguaglianze, rompere la spirale della ricattabilità e promuovere l'autonomia individuale.

 

Il welfare è una cosa seria e complessa. A seconda di come si usano le risorse si modifica radicalmente il loro effetto sulla vita delle persone, sui livelli di diseguaglianza e occupazione del territorio interessato. 

La proposta di Emiliano ha poco a che vedere con "il reddito" perché è basata sul nucleo familiare e non sulla condizione individuale, la definizione delle soglie ISEE e dei meccanismi di accesso rischia di avere numerose controindicazioni, specialmente a causa dei vincoli su lavoro e tirocini che rischiano di favorire la sotto-occupazione e aumentare il livello di dipendenza di figure già ricattabili, alimentando un esercito di disperati costretti a qualunque lavoretto pur di tirare a campare. Inoltre con il meccanismo di incentivi si spostano risorse destinate al welfare e ai più deboli verso il sistema delle imprese, aumentando e non riducendo le diseguaglianze. 

Qualcuno dirà "vi lamentate sempre", "meglio di niente!"... Il punto è che quando si usano ingenti risorse pubbliche (in gran parte fondi europei) è bene essere ipercritici e leggere i testi delle leggi e non fermarsi alle sole slide, anche perché per qualche strano mistero il mondo visto dalle slide è sempre molto più bello di quanto previsto dalle leggi.

Insomma, la confezione è bella, il contenuto molto meno. 

Se Emiliano vuole davvero dare risposte su povertà e diseguaglianze cambi la sua proposta, se invece vuole solo coprirsi a sinistra e togliere terreno ai grillini facendo un'operazione di marketing sulla pelle dei più deboli allora ha fatto un ottimo lavoro. Complimenti presidente.