Costruire l'alternativa

È ormai finita questa campagna elettorale. Abbiamo visto le strade invase di manifesti e pubblicità ingannevoli, abbiamo visto i ricatti del governo, della finanza, l’arroganza di chi si preoccupa della stabilità ma in realtà vuole solo mantenere lo status quo.

 

Ci siamo impegnati da nord a sud per la vittoria del no, ogni giorno, sottraendo tempo allo studio e al lavoro, abbiamo visto e incontrato migliaia di persone che non si rassegnano, abbiamo visto migliaia di persone impegnarsi in questi lunghi mesi di campagna referendaria non solo per convincere tutti delle ragioni del no, ma per riconquistare spazi di democrazia, per riconquistare la politica come strumento utile per cambiare le nostre vite. Perché la storia non è scritta, e non è detto che la politica debba restare quella che finora è stata.

Comunque vada il referendum noi siamo la maggioranza. Siamo la maggioranza invisibile e dimenticata: quelli che non hanno una rendita a garantire privilegi, quelli che devono lavorare per vivere, quelli che cercano lavoro e sono stufi di trovarlo solo precario e sottopagato, quelli che il lavoro se lo inventano in partita iva o in imprese artigiane, quelli che non possono permettersi la sanità a pagamento, la scuola privata, le tasse universitarie, quelli che vorrebbero sapere se e quando avranno una pensione, quelli che sono preoccupati dalla devastazione del territorio e del riscaldamento climatico. Siamo la maggioranza, ma non siamo mai stati così poco organizzati, non siamo mai stati così tanto afoni. Comunque vada il referendum, resteranno il neoliberismo, le diseguaglianze, la distruzione ambientale e tutti i motivi che ci impongono di costruire un’alternativa. Comunque vada il referendum, chi ha sostenuto il jobs act, lo sblocca Italia, la buona scuola e le politiche del governo Renzi è e resterà un avversario. Comunque vada il referendum, in tanti territori esistono esperienze municipali e sperimentazioni politiche che possono e devono cooperare. Comunque vada il referendum, serve incontrarsi, discutere, a partire dalle idee e dai programmi, dai progetti, prima ancora che dai soggetti di appartenenza. Comunque vada il referendum, serve uno spazio dell’alternativa, vivo, popolare, senza ambiguità, opportunismi e tatticismi fuori dal tempo e dalla storia. Comunque vada il referendum, serve mettersi in cammino e dedicare energie ed entusiasmo per costruire l’alternativa.

Per questo proponiamo a tutti coloro che condividono questa esigenza di incontrarci a Bologna, domenica 18 dicembre, per confrontarci e per iniziare a discutere a partire dalla costruzione partecipata di un programma politico radicale e chiaro.

Dobbiamo prendere in mano le redini di questo tempo impazzito e andare incontro al futuro. Dobbiamo metterci in cammino per unire ciò che la crisi ha spezzato. Siamo oggi divisi da mille recinti artificiali che servono a metterci gli uni contro gli altri: giovani contro vecchi, “garantiti” contro “non garantiti”, lavoratori dipendenti contro lavoratori autonomi, italiani contro migranti, uomini contro donne, “meritevoli” contro “non meritevoli”, ultimi di ieri contro nuovi ultimi.

È tempo di rompere questi recinti per smettere di subire sulle nostre teste e sulla nostra pelle il ricatto perenne e i soprusi delle minoranze miliardarie e cominciare a decidere, tutti e tutte insieme, i destini dei nostri paesi, delle nostre città e delle nostre vite.

 

È tempo di reclamare discontinuità, coalizzarsi e fare in modo che questa maggioranza si riconosca come tale e si mobiliti, unita, per gettare la politica contro il corso della storia, fino a cambiarla.