Brancaccio, lista di sinistra e percorso politico: che accade?

Da molti anni ormai sostengo sia necessario costruire un nuovo polo politico, alternativo agli altri poli esistenti e differente nelle pratiche, nei volti e nei programmi da tutte le proposte politiche in campo che sono palesemente subalterne agli interessi di pochi o inefficaci nella lotta radicale per trasformare la società diseguale in cui viviamo. 
C’è bisogno di costruire una forza politica, non di unire le debolezze politiche. C’è bisogno di dare continuità e smettere di costruire a pochi mesi dalle elezioni e sfasciare tutto il giorno dopo, come la sinistra fa da troppi anni. 

Per farlo, dopo anni nei movimenti e nell’associazionismo, dopo la straordinaria esperienza delle elezioni europee ho deciso insieme a tanti altri e tante altre di contribuire alla fondazione di un partito, Sinistra Italiana, che nel mese di febbraio nonostante una scissione ha deciso di costituirsi e di lavorare da subito alla costruzione di un fronte dell’alternativa, con un programma da costruire dal basso coinvolgendo singoli ed esperienze collettive. 
Da tempo propongo che per raggiungere questo obiettivo si apra un grande spazio pubblico dell’alternativa, cui i partiti riconoscano legittimità sulla base di un accordo di massima sul profilo del percorso (il profilo strategico, il no alla ricostruzione del centrosinistra e alcuni punti programmatici chiari). Uno spazio pubblico in cui si possa realizzare una confluenza tra tutti gli iscritti di quei partiti e i tantissimi cittadini e cittadine senza tessera, ma che testardamente non si sono ancora consegnati alla rassegnazione. 
Il ruolo dei partiti dovrebbe essere quindi quello di aprire spazi di partecipazione più larghi, non restringerli. 
Cosa accadrà nelle prossime convulse settimane? Il 18 novembre l’assemblea del percorso per un’alleanza popolare per la democrazia e l’eguaglianza, il 19 l’assemblea nazionale di SI e il 2 dicembre è stata annunciata dai segretari di SI, Possibile e Art.1 un'assemblea per delegati per dar vita a "una nuova proposta".

Molti, sfiniti dalla lunga attesa dicono “avanti tutta”. Ma in quale direzione? 
Credo sia utile dirci che siamo ancora distanti dall’obiettivo che ci eravamo preposti, nei prossimi giorni capiremo se ci avvicineremo o allontaneremo ulteriormente da questo obiettivo. 
Ovviamente non mi sfugge che dal congresso di SI in poi siano successe molte cose nel panorama politico e la scissione prima e il crollo verticale del PD poi siano fatti politici di grande portata che hanno modificato il quadro. Ma continuo a pensare che non abbiamo bisogno di una lista antirenziana, ma di un progetto che delinei un’altra idea di società. 
Se gli obiettivi sono chiarezza, innovazione e unità dobbiamo dirci che siamo ancora lontani.

ALTERNATIVI, SENZA BALBETTARE: PRIMA E DOPO LE ELEZIONI

L’obiettivo - ci eravamo detti - era costruire un polo chiaramente alternativo agli altri tre sia nel corso della campagna elettorale (e su questo al momento la direzione è più chiara) sia dopo le elezioni, con una netta cesura nei confronti del Partito Democratico che in questi anni ha governato l’Italia nell’interesse di pochi che hanno troppo, mentre noi vogliamo dare voce e risposte ai tanti che hanno poco. Su cosa accade dopo le elezioni al momento non solo non c’è accordo ma non c’è una discussione pubblica e chiara.

LA SINISTRA, DI TUTTE E DI TUTTI

L’appello che ha lanciato Cosmpolitica e dato avvio alla fondazione di Sinistra Italiana si intitolava “per la sinistra di tutte e di tutti” e poneva l’obiettivo di costruire “un progetto alternativo alla politica d’oggi, svuotata e autoreferenziale, che ritrovi tanto il legame con la propria storia, quanto la capacità di scrivere il futuro. [...] che si candidi a governare il paese per cambiarlo e che lo faccia con un profilo credibile, in competizione con tutti gli altri poli esistenti.”
Per me l’obiettivo è ancora questo ed è il motivo per cui non posso che essere preoccupato del rischio di due liste a sinistra. Da mesi tutti dicono che serve un’unica lista a sinistra. In questo momento rischiano di esserci due liste. Che una sia più grande e l'altra più piccola poco importa. Credo che sarebbe un errore e per questo servirebbe da subito aprire una serrata interlocuzione con Rifondazione Comunista, Altra Europa con Tsipras, e convocare da nord a sud degli incontri con le tante esperienze civiche dalla Lista DemA alle coalizioni civiche nate negli ultimi anni e che hanno dimostrato che la nuova sinistra può avere un enorme consenso se da protagonismo ai territori. 
Con una espressione che non mi ha mai fatto impazzire, ma di cui capisco il senso, Pippo Civati ha detto “facciamo una sola lista da Boccia a Che Guevara”. A me pare evidente che i compagni di tante esperienze della sinistra oggi non inclusi nella “nuova proposta” non siano più a sinistra di Che Guevara e anche per questo andrebbero inclusi a pieno titolo nel progetto. C'è bisogno di tutti, ma tutti siamo generosi e collaborativi nel perseguire questo obiettivo.

LA PARTECIPAZIONE NON SI EVOCA, SI PRATICA.

Negli ultimi anni tutti i protagonisti di questa complicata vicenda hanno detto “decideremo insieme, dal basso”. Ad oggi nonostante le tantissime assemblee territoriali, i moltissimi contributi al programma, e le tante proposte emerse non c’è ancora chiarezza su come si deciderà. Si può fare un’unica grande assemblea aperta dando diritto di voto a tutti coloro che parteciperanno e far votare on line chiunque non possa partecipare oppure si possono votare i candidati con una scelta in ciascun collegio. Non credo invece sia molto utile e efficace un meccanismo in cui a seguito di un accordo tra soli partiti gli iscritti ai partiti votino senza liste, mandati chiari, linea politica… dei delegati per un’assemblea nazionale che approvi le liste o acclami il leader. In ogni caso è inutile dare voce ai territori e alla società se l'esito deve avere il tratto prevalente della dinamica di palazzo come oggi si rischia di avere.
Per costruire un progetto dalla parte dei molti, contro la politica dei pochi non si può restringere lo spazio di partecipazione o limitarsi ad evocarlo con mera rappresentazione.

 

LA CONTINUITÀ: BASTA CON IL SOLITO “FARE E DISFARE”

Una proposta politica d’alternativa non si costruisce in pochi mesi, tantomeno sotto elezioni. Per questo sono fondamentali due condizioni: una proposta politica capace di durare nel tempo e presentarsi anche nel 2019 alle elezioni europee ed un forte ricambio generazionale che consenta di iniziare una nuova storia, plurale e inclusiva, ma con la credibilità che solo il rinnovamento (non solo anagrafico ti può dare).
È necessario inoltre iniziare questo cammino senza sapere fin dall'inizio di dover cominciare un’altra volta da capo tra pochi mesi passate le elezioni. Per riconquistare rapporti di forza non basterà una tornata elettorale.
Dare continuità alla proposta politica non vuol dire però fondere i partiti, tantomeno con le importanti differenze di cultura politica che esistono tra loro. Serve anche da questo punto di vista continuare a costruire organizzazione, innovando le pratiche a partire dal mutualismo, radicandosi sui territori, formando giovani e meno giovani per dare a tutti gli strumenti di una lotta politica nella società e non solo nelle urne che dovrà impegnarci a lungo.

UNA POSTILLA 

In questi mesi ho provato a parlare il meno possibile delle dinamiche politiciste e a concentrarmi sul merito delle proposte (casa, lavoro povero, istruzione gratuita, riconversione ecologica, redistribuzione e lotta all’evasione) e su come comunicarle al meglio (la campagna “ribalta i luoghi comuni” ad esempio), ma sento il dovere di essere trasparente e chiaro e per questo ho scritto queste righe. Sono membro della Segreteria nazionale di Sinistra Italiana, ho il privilegio di prender parte attivamente al dibattito sul futuro della sinistra molto più dei tanti militanti che nei territori in queste ore provano a capire qualcosa di quel che sta succendendo, tra appelli, assemblee, interviste, smentite e so bene che per tutti, anche per me, il rischio è di rincorrere gli eventi di un dibattito asfittico e lontano dalla vita reale di tutti noi. Questa discussione, on line e nelle riunioni rischia di essere racchiusa in una bolla che ci tiene solo lontani dall’impegno su cui dovremmo concentrare tutte le nostre energie.

"Unità, (chiarezza, concretezza, apertura, democrazia, determinazione) e umiltà."

 

AGGIORNAMENTO

L'assemblea del "Brancaccio" che si doveva tenere il 18 novembre è saltata e non si terrà.
A giugno a partire dalla prima grande assemblea si è provato a dare corpo all'esigenza di "Un'alleanza popolare per la democrazia e l'eguaglianza", uno spazio comune di confluenza tra politica e società, tra singoli iscritti ai partiti e i tantissimi non rassegnati e senza alcuna appartenenza politica, orfani da tanto tempo di una politica davvero all'altezza della sfida. 
Da persona che viene dai movimenti e che per la prima volta si è iscritto a un partito in occasione della fondazione di Sinistra Italiana credo da sempre che si debba fino in fondo superare la dicotomia sociale - politico; credo che il ruolo dei partiti in questo frangente dovrebbe esser quello di contribuire fino in fondo all'apertura di questo spazio pubblico, cedendo sovranità a un percorso unitario, ma pienamente democratico, chiaro, rinnovato e quindi credibile. 
Da questo punto di vista l'implosione del percorso del "Brancaccio" è un problema che rischia di farci fare numerosi passi indietro in una sfida per l'alternativa che è senza dubbio già tutta in salita.
In queste ore corriamo due rischi speculari: l'autoesaltazione della cosidetta società civile o l'arroccamento autodifensivo dei partiti. Nessuna delle due strade ci porterà lontano.
Ora, ad essere sincero, prevale l'amarezza, ma non la rassegnazione. 
Mi interessa poco dare le patenti di responsabilità e sparare l'uno all'altro nel poco appassionante gioco di addossare ad altri le colpe; per quel che vale io per primo mi interrogo su quel che si poteva fare (e soprattutto su quel che si può ancora fare!). Spero che lucidità e capacità di autocritica costruttiva prevalgano sulle spinte autodistruttive e autoreferenziali di queste ore.
Serve sempre provare e riprovare, insistere (ma mai perseverare negli errori).