Università per tutti: cancelliamo la contribuzione universitaria, potenziamo il diritto allo studio

L’università non è un settore qualunque, non è un servizio che “se lo vuoi te lo paghi”, è un servizio pubblico necessario a soddisfare per ciascun cittadino un diritto costituzionale e al tempo stesso è il principale investimento che l’Italia può fare per il proprio futuro. 

 

Un paese con più laureati è un paese che può uscire dalla spirale della competizione al ribasso e del lavoro povero. Per questo il funzionamento di un’università pubblica e di qualità non deve ricadere su chi studia, ma deve essere un investimento di cui si fa carico tutta la collettività con la fiscalità generale. 
Aprire l’accesso all’università pubblica a tutti è una misura giusta e necessaria che consente anche a tante famiglie del ceto medio e medio basso di far studiare i propri figli senza dover sostenere una spesa che è ormai esosa, invertendo la tendenza che vede diminuire drasticamente il numero di immatricolazioni. 
Abolire le tasse universitarie con una fiscalità generale progressiva vuol dire far pagare ai ricchi l’università per tutti.

Al tempo stesso bisogna aumentare le risorse per il diritto allo studio per i redditi bassi perché l’università ha anche molti altri costi oltre quelli delle tasse: trasporti spesso senza abbonamenti convenzionati per gli studenti pendolari, mense inesistenti, pochi posti negli studentati e molti costi quotidiani da sostenere nella vita di ogni giorno. Per questo c’è All In - Per il diritto allo studio, una proposta di legge popolare promossa da studenti e associazioni e depositata alla Camera. Se il PD è così favorevole al diritto allo studio come dice in queste ore di polemica poteva aiutarci ad far approvare la legge nella legislatura appena conclusa.

“ABBIAMO GIÀ TROPPI LAUREATI!“ NON È VERO! 
Su cento italiani tra i 25 e i 64 anni solo 18 hanno una laurea, in Europa sono il 33%. 
Tra i 25 e i 34 anni sono il 26%. La media europea è del 40%. La Lituania è al 58%. Nel 2015 il numero di immatricolati è crollato di 65.000 unità rispetto ai dieci anni precedenti.

LE TASSE NON SONO COSÌ ALTE IN ITALIA! FALSO! 

Siamo agli ultimi posti in molte classifiche, ma sulle tasse universitarie voliamo sul podio. Le tasse universitarie in Italia sono le terze più alte d’Europa dopo Inghilterra e Olanda e a causa dei tagli all’università continuano ad aumentare. Nelle triennali la media della tassazione è passata da 1262 € a 1316€: il 4,3% in più. Se poi vogliamo parlare del centesimo sui sacchetti facciamo pure…

“LE TASSE SONO GIUSTE” ● EH NO! 

Ci sono tasse giuste e tasse sbagliate. In Italia abbiamo un enorme problema di progressività della tassazione e il carico fiscale andrebbe modificato radicalmente (lo dico da partita IVA che sa bene quanto sia pesante). In questo caso però parliamo di tutt’altro. Bisogna anzitutto dire che quelle di cui parliamo non sono “tasse universitarie” ma “contribuzione” universitaria, proprio perché si tratta - in teoria - di un contributo degli studenti e delle famiglie a un sistema formativo a carico della fiscalità generale. Il problema è che dopo aver tagliato miliardi al sistema formativo (l’italia ha ridotto del 17% la spesa pubblica per istruzione) per sopravvivere le università hanno scaricato le proprie carenze di budget sugli studenti.

“È UNA PROPOSTA POPULISTA E IRREALIZZABILE!” ● FALSO 

È una proposta a favore delle classi popolari, e non è affatto irrealizzabile. Fanno molto ridere queste polemiche sull’iniquità della misura proposta da parte di chi in questi anni ha cancellato le tasse sulla casa, dato i bonus cultura e mamme a tutti indipendentemente dal reddito, da chi propone di abolire il canone Rai o sostiene ci debba essere un’unica aliquota per ricchi e poveri chiamata flat tax. Se PD e centrodestra hanno scoperto che bisogna difendere la progressività della tassazione sono ben contento, e saranno d’accordo con noi anche sulla tassazione dei grandi patrimoni e della ricchezza finanziaria, ma non mi pare affatto sia così.

"Sì, MA QUANTO COSTA?"
Abolire le tasse universitarie costerebbe 1,6 miliardi €. Una cifra importante, ma ben distante dai quasi 20 miliardi di sgravi alle imprese regalati in questi anni dai governi Renzi e Gentiloni o dai 9 miliardi degli 80 euro. Ovviamente altre risorse serviranno sul potenziamento del diritto allo studio e sulla qualità della formazione e della ricerca.

All’assemblea di oggi di Liberi e Uguali, raccogliendo una proposta che in tanti abbiamo fatto nelle assemblee territoriali e in anni di battaglie Pietro Grasso ha proposto di dare risorse a questa proposta sottraendo un decimo dei 16 miliardi che ad oggi il Ministero dell’Ambiente paga per tutte i sussidi alle aziende che inquinano il nostro Paese.

Sinistra Italiana ha ipotizzato negli scorsi mesi di coprire il costo di questa misura con parte degli introiti di una tassa sulle grandi ricchezze finanziarie, nelle mani del 5% delle famiglie più ricche portando un gettito di 7 miliardi l’anno. In questa trasmissione ne avevo parlato anche io http://bit.ly/2AD5G9w

“NON È UNA PROPOSTA SERIA!”: DILLO AI TEDESCHI!

In Germania, nei paesi scandinavi e in Scozia non si pagano tasse universitarie. In Repubblica Ceca, Polonia, Slovenia e Slovacchia le tasse sono inferiori ai 100 euro.

"MA QUINDI IL FIGLIO DI UN SUPER RICCO E IL FIGLIO DI UN DISOCCUPATO SONO UGUALI?" NO! INFATTI DEVONO PAGARE I PIU' RICCHI

Il figlio di un super ricco che sia iscritto all’università o meno pagherebbe l’università per tutti al contrario dei ceti medi e dei ceti bassi. Il figlio di un super ricco iscritto all’università la pagherebbe due volte: sia con le tasse della propria famiglia, rese più progressive da una vera riforma della fiscalità generale, sia con una tassa regionale sul diritto allo studio rimodulata nella fasciazione e nell’entità destinata agli studenti più abbienti di modo che vi sia una dinamica realmente redistributiva e solidale anche tra gli studenti.

{P.S. Aggiungo ai militanti e ai compagni di sinistra che serve fare più proposte di questo tipo, che è molto più serio e responsabile fare proposte concrete e radicali di fronte a un neoliberismo che con grande radicalità massacra le classi popolari, e che quando non hai timore di avanzare proposte di rottura, che polarizzano il dibattito invece di passare le settimane a discutere di politicismo ed equilibri ti ritrovi a rompere gli schemi e riscoprire la Politica. Avanti così!