Pensioni: mettiamo le cose a posto

Il nostro è un paese alla rovescia: gli anziani sono costretti a lavorare fino a 67 anni e i 35enni, senza lavoro o sottopagati, bloccati a casa con i genitori, trattati come se fossero ancora dei ragazzini.

 

La riforma Fornero ha scaricato sui lavoratori e le lavoratrici i costi della crisi economica. Prevedendo un meccanismo di adeguamento dell'età pensionabile alla speranza di vita, la riforma Fornero costringerà milioni di lavoratori ad andare in pensione a 67 anni dal 2019. 
La progressione sarà inesorabile e con l’aumentare dell’aspettativa di vita continuerà ad aumentare l’età pensionabile se non si faranno scelte drasticamente diverse. O dobbiamo forse aspettare che diminuisca l’aspettativa di vita degli italiani? 
O possiamo forse accettare in silenzio che un autotrasportatore 63 enne sia costretto a continuare a lavorare ancora diversi anni, percorrendo migliaia di chilometri al mese, perché il suo lavoro non è considerato usurante da una legge assurda e da spazzar via.

Il jobs act, è stato il motore del processo di del processo di quel processo di precarizzazione che sta sempre di più privando intere generazioni di qualunque garanzia di futuro.
Nel 2016 sono 1milione 467mila i disoccupati di 15-34 anni, a cui si aggiungono 1milione 216mila inattivi che non cercano attivamente lavoro ma sarebbero immediatamente disponibili a lavorare. Il dato ancor più preoccupante è quello relativo ai NEET: sono 3milioni 277mila i giovani di 15-34 anni che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi di inserimento lavorativo. Sempre nello stesso anno 1milione 344mila occupati hanno 60-64anni, ma solo 245.807 sono i pensionamenti per vecchiaia o anzianità. Un enorme esercito di lavoratori e disoccupati che ha bisogno che cambi tutto. Davvero.

Noi ci scherziamo, facciamo battute su questa assurda consapevolezza che non avremo mai una pensione. Ma non c’è nulla da ridere davanti a questa amarissima situazione. Costretti a lavori saltuari e poveri e senza un'adeguata copertura contributiva ci ritroveremo privi di una pensione che sia anche solo lontanamente sufficiente a campare. 
A noi partite iva viene detto costantemente “fatti una pensione integrativa!” come se una “categoria” con un reddito medio di 715 € al mese una volta pagato l’affitto e fatta la spesa, con l’ansia della gestione separata, potesse permettersi anche di pagare una pensione integrativa.
Davanti a un sistema contributivo senza adeguati correttivi solidaristici, con un mercato del lavoro precario e discontinuo, dinanzi all’enorme questione salariale è inevitabile che le pensioni siano da fame o inesistenti.

Magari il problema fosse limitato ad una pessima riforma delle pensioni. Il problema delle pensioni è “semplicemente” conseguenza di quel che accade nel mondo del lavoro. Il problema è strutturale ed è frutto di anni di compressione salariale, competizione al ribasso e politiche di austerità che hanno scaricato tutti i costi sui più deboli.

Sulle pensioni si dibatte molto per slogan e come sempre dibattere per slogan non mi interessa. Il punto è uno: serve fare in Parlamento una battaglia per cambiare drasticamente il mondo del lavoro e il sistema pensionistico, che sono strettamente correlati. Per me la riforma Fornero va rivoltata come un calzino: io sarò in prima linea per farlo.

METTIAMO LE COSE A POSTO. Gli anziani devono poter godersi l’età del riposo e i giovani devono poter lavorare. Sulle pensioni bisogna tornare indietro, quel sistema va ribaltato. L’età pensionabile massima deve essere 65 anni per gli uomini e 61 per le donne, con particolare attenzione ai lavori usuranti che vanno ben oltre le categorie indicate dal governo in carica e lasciando margini di libertà di scelta individuale su quando smettere di lavorare, perché non siamo tutti uguali, non invecchiamo allo stesso modo, non abbiamo le stesse esigenze e gli stessi desideri. Serve inoltre una pensione di garanzia per coloro che hanno o hanno avuto carriere discontinue e bisogna assolutamente consentire il riscatto degli anni di laurea. Vogliamo continuità di reddito per chi non ha continuità di lavoro, mettere al bando il lavoro povero e non retribuito, rendere il contratto a tempo indeterminato a piene tutele la forma contrattuale normale e centrale, salvare generazioni escluse dal sistema di welfare nel nostro Paese. Insomma vogliamo cambiare tutto.
Nell’interesse dei molti che hanno poco, e non dei pochi che hanno tanto.