Cos’è successo alla sinistra: diario dalla campagna elettorale di Liberi e Uguali

Livorno, volantinaggio in zona Barriera Garibaldi. C'è un gruppo di uomini davanti a un bar — sala slot, mi avvicino con un volantino in mano. Uno di loro mi dice "voto Salvini". Io gli dico "davvero?". Lui mi risponde, "mi chiamo Vladimir" (come Lenin), "sono nato in Corea" (le case popolari di Livorno in cui il PCI prendeva più del 90%), "gli immigrati hanno rotto il cazzo".

 

Palo del Colle, volantinaggio in stazione. Sala d'aspetto. Donna sulla quarantina, sacchetti della spesa, bambina di 5 o 6 anni a fianco. Urla: "Fate tutti schifo. Vi dovrebbero dare fuoco, a voi e al Parlamento."

 

Pisa, quartiere CEP: "l'ultima volta che mi hanno dato un volantino che non fosse una pubblicità era alle scorse elezioni. Vi fate vedere solo per chiedere voti."

Cascina, lunga chiacchierata con una ragazza di origine brasiliana, immigrata di seconda generazione: "Non so se voto, non credo a nessuno. [...] hai ragione però è vero che gli immigrati ci rubano il lavoro"

 

Bari, mercato coperto di Santa Scolastica, marito e moglie al banco della frutta: "ho sempre votato a sinistra, ma hanno fatto lo schifo. Hai visto quanti imbroglioni e trasformisti? Mi stai simpatico, ma ci sono troppi che non mi piacciono in giro. Sono indeciso, mi sa che voto Cinque Stelle, ma spero che andiate bene."

 

 

Ho passato buona parte della campagna elettorale per strada, ho parlato con centinaia di persone nell'ultimo mese, ho ascoltato molto, imparato moltissimo e non riuscirò mai a esprimere abbastanza gratitudine ai compagni e alle compagne che hanno dato tempo, energie, entusiasmo a una campagna elettorale in cui abbiamo dato davvero battaglia nella società, in un corpo a corpo mai così difficile. Ci abbiamo provato e di questo son felice.

In tutta la campagna elettorale ho incontrato solo 6 persone che mi hanno dichiarato apertamente il proprio voto per il PD, tutti anziani, tutti maschi.

Ho incontrato moltissime persone che orgogliosamente rivendicavano il proprio sostegno a Salvini e al Movimento. Due elettorati per certi versi molto differenti, ma uniti dal fatto che milioni di persone si identificano con le forze politiche che hanno scelto di votare, ne difendono il progetto, la leadership, se ne sentono parte. E poi ho incontrato una marea di "non vado a votare, ma se voto scelgo Cinque Stelle, almeno non sono la solita gente". Erano tantissimi gli indecisi. Pensavo che una fetta più ampia di loro sarebbe rimasta a casa e che l'affluenza sarebbe stata più bassa. Non è stato così.

Soprattutto ho incontrato però tanta legittima rabbia. Le diseguaglianze, la povertà crescente, lo Stato che ti abbandona, la mancanza di prospettive per sé e per i propri figli... In assenza di forze politiche in grado di attaccare i veri responsabili del dramma sociale, vincono quelli che indicano i capri espiatori, dilaga la guerra tra poveri (quella in cui vincono i ricchi).

Più le tue aspettative sono state deluse, più vedi peggiorare le tue condizioni di vita, più le tue prospettive sono buie, più cedi a questo scontro tra ultimi e penultimi.

Le forze politiche dichiaratamente fasciste, nazionaliste, razziste e neofasciste sommate tra loro sono al 24%. Senza contare quanta destra c'è nell'elettorato delle altre forze politiche. Il parlamento italiano non è mai stato così a destra. Dal 1945 non c'è mai stato così tanto "fascismo" nella società.

Il voto ai cinque stelle è una valanga popolare vera. Nel suo elettorato c'è di tutto. Sono loro il vero partito della nazione cui ambiva Matteo Renzi. C'è il voto giovanile di chi ha visto più larghe intese tra destra e sinistra che l'alternanza del bipolarismo. Ci sono i commercianti esasperati e consumatori senza soldi, laureati e analfabeti di ritorno, precari e pensionati. Ci sono i trenta quarantenni che ci provano "nonostante tutto" , quelli cui si è rivolto Di Maio nella sua lettera con cui ha concluso la campagna elettorale. Il loro blocco sociale è trasversale e interclassista, ma è fatto di persone deluse, che non hanno molto da perdere e sono disgustati da questa brutta politica. I cinque stelle hanno fatto una proposta al paese, contraddittoria e a mio parere inefficace in quanto compatibile con il neoliberismo e le logiche del mercato, ma hanno indicato una strada che ha dato speranza a milioni di italiani e raccolto così il consenso tra coloro cui la sinistra avrebbe dovuto rivolgersi.

La domanda di cambiamento è enorme, la forza della proposta politica che dovrebbe lottare affinché quel cambiamento vada nell'interesse dei più deboli è misera.

Gli interessi dei più ricchi sono tutelati dalla maggioranza povera della popolazione. Magari le destre non sono il 99%, magari noi non siamo così mal ridotti da essere l'1%, ma di sicuro noi non "siamo la maggioranza", come nei movimenti occupy e in alcuni slogan abbiamo sentito in questi anni.

Tutte le proposte di rottura vere e non velleitarie esplodono nei consensi, tutte le proposte compatibiliste vengono spazzate via. Il voto alle forze definite antisistema supera il 50%. Il voto ai due partiti che dovevano formare la grande coalizione supera a malapena il 30%.

Il voto moderato non esiste. La rincorsa al centro è una favola senza lieto fine. La domanda di radicalità diffusa nel paese e che molti negavano si trova orfana di una proposta politica di sinistra credibile (e quindi efficace).

La crisi della sinistra non nasce ora, è ovvio. Viene da anni di errori, compromissioni, e un incredibile e fallimentare mix tra subalternità e velleitarismo.

Semplificando al massimo era questa previsione il motivo per cui a fine novembre non ho votato il documento con cui Sinistra Italiana ha varato il percorso di Liberi e Uguali scegliendo la leadership di Grasso, la sua strategia di campagna elettorale tutta basata sul tentativo di intercettare il voto in uscita dal PD. Quel voto, invece, è andato direttamente ai Cinque Stelle. Bisognava provare a strappare il voto giovanile e conquistare consensi tra gli astensionisti e gli indecisi. Per contribuire a questo risultato ho alla fine scelto di candidarmi, ma il mio contributo non è stato sufficiente, non solo a consentire la mia elezione, ma soprattutto a rendere più credibile e forte la lista.

Ho provato a far arrivare a tante e tanti il messaggio che in questa lista non c'era solo quella che per strada molti hanno chiamato "la solita sinistra". Non ci sono riuscito.

La sinistra non esiste. In termini di voti assoluti Liberi e Uguali prende quanto SEL alle scorse elezioni, Potere al Popolo la metà di Ingroia e 60mila voti in meno della somma tra Casa Pound e Forza nuova. Chi si nasconde dietro gli evidenti problemi di comunicazione di Grasso o dietro il poco tempo a disposizione mente sapendo di mentire. Chi dice "abbiamo preso comunque un milione di voti, è un buon punto di partenza" sta cercando solo di coprire il risultato disastroso. È ovvio che a quel milione di voti si deve rispetto e gratitudine, ma il modo per farlo è dire loro la verità. Non ce la si può cavare dicendo: "questo è solo l'inizio".

Riepiloghiamo i voti assoluti a sinistra degli ultimi anni, magari aiuta a comprendere la portata del problema:

  • la Sinistra L'Arcobaleno: camera 1.124.418 / senato 1.053.154
  • Rivoluzione Civile: camera 765.188 / senato 549.995
  • Sinistra Ecologia e Libertà camera 1.089.409 / senato 912.308
  • Altra Europa con Tsipras: 1.108.457
  • Liberi e Uguali: camera 1.107.783 / senato 988.063
  • Potere al Popolo: camera 369.464 / senato 319.301

Confesso di non riuscire a capire i compagni di Potere al Popolo che festeggiano il loro 1,1% o addirittura esultano del risultato negativo di LeU. Io per primo stanotte con tutti i compagni e compagne nel comitato ho provato a tenere alto l'umore, ma una cosa è non deprimersi, tenere alto l'orgoglio dell'aver lottato, come abbiamo fatto noi, come hanno fatto loro, un'altra cosa è festeggiare in diretta tv mentre la Lega è a un punto di distanza dal PD.

Mi sembra tutto così lontano dalla realtà con cui abbiamo a che fare, con la drammatica profondità del risultato.

A sinistra non abbiamo avuto due forze politiche, ma due debolezze politiche. Entrambe le proposte in campo si sono rivelate del tutto inadeguate. E con questo serve fare i conti. Io faccio parte di un gruppo dirigente. Ho dato battaglia, ho espresso le mie posizioni, ho avuto un ruolo in questa disastrosa partita. Magari meno di altri ma credo che sia cosa ovvia che io, così come tutto il gruppo dirigente di SI presenti le sue dimissioni alla direzione nazionale e consegni la discussione ai tanti militanti che in tutt'Italia si sono spesi in questa campagna elettorale, coinvolgendo nella riflessione anche coloro che avevano aderito a Sinistra Italiana, ma non hanno partecipato attivamente alla campagna elettorale perché disillusi e non convinti, e i tantissimi che a un partito non hanno mai aderito, ma oggi vivono come noi l'amarezza di questo risultato.

Quando per la prima volta in vita mia, spinto dall'esigenza di avere un soggetto e un progetto collettivo organizzato, un anno e mezzo fa ho deciso di aderire a un partito politico contribuendo a fondare Sinistra Italiana l'ho fatto consapevole della difficoltà della scelta, e sapendo che la possibilità di invertire i rapporti di forza nella società non passa dalle scorciatoie elettorali, ma neanche dalla malsana idea di rinunciare alla lotta politica nelle istituzioni. Oggi più che mai non serve una devaricazione tra società e politica più di quanto non sia già avvenuto. Oggi più che mai serve scrollarsi di dosso tanto i tatticismi sterili quanto lo slancio privo di strategia. Oggi più che mai serve ricominciare tutto da zero.

Sento tanti dire "serve il partito", "eravamo disorganizzati", o "siamo partiti troppo tardi". Forse non è chiaro: il problema non è solo che non è solo l'assenza di organizzazione, senza dubbio centrale. Il problema principale è l'assenza di un messaggio, di una proposta politica in grado di impattare nella società e modificare il senso comune diventando egemonica.

In molti negli ultimi anni hanno citato Gramsci e la sua lettura dell'interregno. Diceva Gramsci "la crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati". In molti però hanno pensato, me incluso, che "i fenomeni morbosi più svariati" fossero l'avanzata delle destre. Invece "il nuovo è nato", ma non ha nulla a che fare con la sinistra, la sua storia e le sue battaglie.

Leggo molte cose in queste ore. Sfoghi e prime riflessioni. Servirà essere molto severi. Estremamente realisti. Ma non facciamo la corsa al "ve l'avevo detto", non è questo il punto. Il punto è se, oltre a dispensare analisi sui flussi di voto si riesce anche a proporre un'idea in grado di prenderlo di qualche voto. Oltre che elencare i problemi servirebbe fornire soluzioni. E in giro ricette su cosa voglia dire "fase nuova" e come la si costruisca in questo contesto non ne vedo molte. Serve una grande discussione collettiva, fuori dalle liturgie dell'analisi della sconfitta.

Servirà riflettere, stare insieme, studiare e soprattutto non demordere. Più che partire con gli ennesimi appelli, assemblee, raccolte di firme e campagne tesseramento serve da un lato farsi vedere per strada, pronti a dare quei volantini che in periodo non elettorale non sono stati distribuiti, parlare con quelle persone cui non si è chiesto altro che un voto, dall'altro riempire di nuovo le piazze in un paese in cui non ci sono movimenti e conflitto sociale da 7 anni (come si vede dal risultato della "lista delle lotte"), e poi serve studiare, scrivere, progettare un messaggio, dotarsi di strumenti per diffonderlo, serve ripartire dalla fatica dell'impegno e della lotta nella società, prima ancora che nelle istituzioni.

Scriveva Gustave Le Bon nel 1895 che "le folle sono un po' come la sfinge dell'antica favola; bisogna saper risolvere i problemi che ci pone la loro psicologia, o rassegnarsi a essere divorati da essa". Questo è quel che successo alla sinistra.